Nella tana del lupo: santi, pace e simboli a Gubbio

Un viaggio nella memoria spirituale e simbolica dell’Appennino, capace di parlare con sorprendente attualità al presente. È quanto emerso dal primo incontro del ciclo “Nella tana del lupo”, ospitato nella Biblioteca comunale Sperelliana di Gubbio, nel cammino cittadino in occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco. Non una conferenza “naturalistica” in senso stretto, ma una riflessione sul lupo come immagine di paura, conflitto e possibile riconciliazione.

Gubbio e il lupo: una storia identitaria

Ad aprire i lavori i saluti del sindaco Vittorio Fiorucci, che ha definito Gubbio «luogo identitario dell’ammansimento del lupo». Il lupo – ha osservato – rappresenta paure esterne e interiori: «i lupi sono interni ed esterni», talvolta arrivano «anche in branchi», ma «tutto sta ad affrontarli». Francesco, nel racconto tradizionale, non vince con la violenza: lo fa con coraggio e fede, indicando una strada che parla alle comunità di oggi.

San Guglielmo e il lupo ammansito

L’incontro è iniziato poi con l’intervento dell’abate di Montevergine, Riccardo Luca Guariglia, che ha presentato la figura di san Guglielmo da Vercelli e la nascita della sua iconografia “con il lupo”. Guariglia ha ricordato l’ambivalenza del simbolo: da un lato forza e fierezza, dall’altro minaccia notturna per greggi e uomini. Ha richiamato l’antico legame dell’Irpinia con il lupo-totem (l’“Irpo” osco citato da Strabone) e ha mostrato come, tra Cinquecento e Seicento, le cronache e le opere dedicate al santo abbiano consolidato l’immagine del lupo ammansito: ferocia trasformata in obbedienza, violenza vinta dalla fede, icona di una pacificazione possibile.

Il lupo di Gubbio nei Fioretti di san Francesco

Di forte impatto la scelta del vescovo Luciano Paolucci Bedini di rileggere integralmente il testo dei Fioretti sul lupo di Gubbio. Il vescovo ha evidenziato passaggi decisivi: Francesco esce disarmato; si affida alla croce, unico “strumento” della sua lotta; e soprattutto chiama il lupo, con insistenza, «frate lupo». «La premessa – ha spiegato – è: tu sei mio fratello». Il patto di pace nasce dall’ascolto e dalla responsabilità reciproca: il lupo promette di non nuocere più, la città di nutrirlo e Francesco si offre come “mallevadore”, garante del patto.

Una lettura simbolica tra uomo, natura e pace

Il prof. Raniero Regni ha allargato lo sguardo con una lettura culturale e pedagogica. Nel Medioevo – ha detto – l’uomo viveva in una “foresta di simboli”, dove le cose rimandavano a un significato ulteriore. Il lupo, belva per eccellenza della tradizione cristiana, non può essere ridotto a caricatura: «il lupo fa il suo mestiere», mentre l’uomo spesso diventa davvero “belva” verso l’altro. Ne deriva un messaggio stringente: pace tra gli uomini e pace con il creato sono oggi le due urgenze maggiori.

Un ciclo di incontri tra cultura e spiritualità

Nel congedo, l’assessore alla Cultura Paola Salciarini ha ricordato che il percorso – promosso da Biblioteca Sperelliana di Gubbio e Scuola di specializzazione in Beni storico-artistici dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con l’Università per Stranieri di Perugia e il Festival del Medioevo – proseguirà con altri quattro appuntamenti, uno al mese, dedicati al lupo “tra immaginario e realtà”, e ha invitato a visitare la mostra “Francesco e Frate Lupo”, prorogata fino al 19 aprile. Un primo incontro che lascia una consegna esigente: la pace non è compromesso debole, ma trasformazione profonda capace di mutare la paura in fraternità.